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110 anni di Storia di Monte nella sfida per un futuro Flegreo

LA GIOVANE IDENTITA’ MONTESE: 110 ANNI  PORTATI CON LEGGEREZZA PER PROMUOVERE LA DESTINAZIONE TURISTICA  FLEGREA

 Lo sviluppo di Monte di Procida e la valorizzazione della sua identità  passa per uno sviluppo sostenibile basato sulla valorizzazione delle risorse locali, sia materiali che immateriali: economiche, umane, sociali, di competenze, culturali, ecc.

Affinchè si crei sviluppo locale è necessario la realizzazione delle infrastrutture e dei servizi per rendere competitiva l’economia locale, e, ovviamente la realizzazione di interventi atti  a favorire l’attrazione di risorse imprenditoriali e finanziarie dall’esterno dell’area; ma è soprattutto importante la valorizzazione delle capacità e potenzialità presenti nel territorio.

In quest’ottica è importante il ruolo giocato dai singoli attori economici e dalle associazioni di interessi. Ed è altresì importante il ruolo che l’ente pubblico è chiamato a svolgere: un ruolo di stimolo degli attori locali; di intermediazione coi livelli istituzionali sovra-locali; di messa in rete delle risorse economiche, produttive e finanziarie locali; di controllo dei risultati.

 La nozione di sviluppo locale è dunque legata ad una crescita economica prodotta dal basso, concertata e condivisa dai vari attori politici, economici e sociali presenti nell’area.

L’identità locale può essere definita come la percezione e rappresentazione di sé da parte di degli attori locali: in altre parole, l’identità fa di un territorio un soggetto non solo in sé, bensi per sé, dotato di meccanismi decisionali collettivi. L’identità locale consta di più proprietà , tra di loro combinate: in primo luogo c’è un’identità culturale e politica e una economica. Per quanto riguarda l’identità economica, essa può ad es. non essere fondata esclusivamente sul prodotto, ma anche su un’attività, un’expertise, un servizio; detto in altre parole: ci sono aree a vocazione turistica, e aree a vocazione industriale, aree a vocazione agricola e marittima, ecc. Inoltre essendo l’identità una rappresentazione, essa può essere condivisa ma anche non esserlo, e condurre pertanto a conflitti tra portatori di interessi dei quali non si riesce a dare una rappresentazione condivisa in termini di opzioni strategiche e programmatiche.  Tutti noi cittadini di Monte di Procida ci dobbiamo impegnare a farne della nostra identità montese un punto di forza ed un’opportunità per promuovere il turismo, lo sviluppo economico e per la sostenibilità della “Destinazione Monte di Procida”. Voglio precisare che il territorio diviene “destinazione” solo se avviene un’efficace combinazione e coordinamento delle risorse territoriali con le capacità relazionali, organizzative e gestionali dei singoli attori dell’area geografica di riferimento, attraverso specifici progetti. Le Destinazioni Turistiche si caratterizzano come reti complesse in cui una molteplicità di attori indipendenti partecipano alla co-produzione di esperienze turistiche attraverso la ricomposizione di un insieme di elementi che vanno a caratterizzare l’insieme, il sistema complessivo dell’offerta territoriale (area flegrea tutta).

Il contributo che si presenta è frutto del lavoro della sottoscritta che da oltre trent’anni ha condotto ricerche nel campo delle scienze umane, economiche e sociali sullo sviluppo locale, culturale e turistico. Ci si vuole soffermare su alcuni cambiamenti che stanno attraversando l’area flegrea di cui è parte Monte di Procida nell’anniversario del compimento dei 110 anni di autonomia esprimendo alcune riflessioni sulle modalità di  valorizzazione della “giovane identità montese” a fini turistici. Un’identità che ci accomuna e che non conosce il declino ma talvolta può essere appannata da fenomeni locali ma anche esterni. Un’Identità sulla quale si può fare leva per promuovere uno sviluppo turistico basato sul concetto di Destinazione Turistica Flegrea con la partecipazione diretta di Tutti i cittadini che saranno i protagonisti di un cambiamento di prospettiva nella gestione del territorio che diventa Bene Comune (Commons). In questa accezione l’area flegrea dovrà autoorganizzarsi per ottenere benefici collettivi di lungo periodo e superare la tentazione di sfruttare le risorse, evadere i contributi o comunque agire in modo opportunistico (Ostrom, 2006).

Il turismo com’è noto promuove l’incontro di stili di vita diversi e favorisce il rispetto e l’integrazione di varie culture. Attualmente abbiamo abbandonato un turismo di tipo <<fordista>> , cioè basato su prodotti tutti uguali, rivolto a un consumatore passivo con esigenze semplici. I nuovi turisti sono individui esperti che cercano alta qualità a un buon prezzo, e vogliono comprendere il territorio e la comunità che li ospita. Sempre di più assistiamo a più forme di turismo: culturale, marino, termale, eno-gastronomico, religioso, rurale, ecc. Tuttavia, gli spazi di innovazione sono ancora numerosi e si basano sull’integrazione dei servizi e risorse per la soddisfazione di bisogni complessi.

Le relazioni tra le potenzialità turistiche di un territorio e la capacità dello stesso di attrarre flussi turistici sono al centro di un dibattito che vede gli attori presenti sul territorio stesso adottare modalità competitive innovative per rispondere ai cambiamenti verificatesi nella domanda e per offrire un ampio ventaglio di soluzioni per ridistribuire i flussi turistici nel tempo e nello spazio fondando sulle risorse locali. Il presente contributo è finalizzato ad analizzare il rapporto tra turismo, artigianato, la risorsa mare e le risorse culturali del territorio di Monte di Procida  facendo leva sulla propria identità montese per lo sviluppo e la valorizzazione economica dei campi flegrei   nostro comune denominatore. Focalizzare l’attenzione su elementi tipici di un posto quali:  tradizioni locali,  prodotti tipici e tutto ciò che riconduce all’identità locale da più parti viene considerato un volano per lo sviluppo di un territorio nell’ambito del rispetto dell’ambiente. La “messa a sistema” di risorse locali, competenze, ed attori se fa leva  sulla sua identità locale, espressa attraverso valori, miti, tradizioni, prodotti può generare ricchezza per le popolazioni locali ed essere diffusa nel mondo dalle comunità di emigranti.

I flussi turistici che nel corso del tempo Monte di Procida ha raggiunto possono avvalorare alcune ipotesi che abbiamo verificato: in particolare si è confermata la centralità del ruolo che gli emigranti all’estero rivestono come testimoni e portatori dell’identità  culturale locale e si sono affermate le forti potenzialità del loro contributo per lo sviluppo delle terre d’origine.

Il crescente interesse per un turismo di tipo sostenibile unito alla costante domanda per un turismo di tipo culturale potrebbero condurre alla creazione di prodotti turistici integrati, grazie alla presenza nel territorio di peculiarità naturali e culturali estremamente diversificate. Attraverso l’artigianato e le risorse culturali si possono creare itinerari turistici integrati che consentono di poter vivere la storia, la natura dei luoghi uniti al paesaggio naturale e a quello antropizzato per valorizzare il denominatore comune del territorio: l’identità locale montese nel più ampio territorio flegreo. Sempre di più è necessario da parte dei policy makers (attori chiave del Territorio)  adottare politiche di posizionamento dell’offerta volte a soddisfare l’evoluzione in atto della domanda, che da modelli di vacanza tradizionali (collina, sole e mare e religione nel periodo estivo, ecc.) si sposta verso forme diversificate e più complesse di fruizione turistica, oltre che verso una crescente attenzione al rispetto delle risorse specifiche naturali di Monte di Procida anche per tutto il periodo dell’anno. Non solo turismo di giornata (mordi il panino in via panoramica) e fuggi via.

Se da un punto di vista teorico non esistono relazioni quantitative assolute tra il fenomeno dell’artigianato e quello turistico, va rilevato il beneficio che i due comparti derivano da un reciproco aumento di flussi turistici e/o da un incremento delle imprese locali artigiane, che spesso fanno parte delle stesso comparto turistico. E’ ipotizzabile un forte legame tra il comparto dell’artigianato e quello turistico soprattutto perché da più parti si riscontra  che una crescita dei flussi turistici produce una crescita del volume di affari delle imprese artigiane. Se si considera che al settore artigiano appartiene anche una parte del settore turistico nel territorio di Monte di Procida e dei comuni flegrei (Bacoli, Pozzuoli, Quarto) l’incremento delle attività delle imprese artigiane è anche una opportunità di crescita di entrambi i settori, forse non quantificabile complessivamente in cifre, ma ben noto ai singoli operatori economici, come risulta da una serie di interviste effettuate presso le più antiche  aziende artigiane tipiche dell’area flegrea. Consideriamo anche le imprese della marineria montese che nel secolo scorso costituivano una flotta notevole ed un’economia forte nei trasporti marittimi italiani fino agli anni ‘80.

Si è affermato nella letteratura manageriale che le risorse di un territorio costituiscono il primo strumento per la differenziazione dell’offerta turistica: le imprese possono offrire esperienze di vacanza in relazione alle risorse presenti in una certa area, attraverso la valorizzazione “della propria dotazione storica, unica e inimitabile, di risorse e specificità locali”. Si passa così da una logica di intervento product based ad una resource e knowlwdge based nella quale le risorse collegate al territorio verrebbero a costituire la vera fonte del vantaggio competitivo di un’area. La sostenibilità del vantaggio competitivo di una destinazione, in tale ottica, viene ricondotta all’eterogeneità, trasferibilità e replicabilità delle risorse possedute; la sostenibilità, quindi risiede non tanto nello stock di fattori a disposizione del territorio, quanto nelle possibilità di imitazione da parte dei concorrenti e nelle capacità di miglioramento e potenziamento. In tal senso, la superiorità di un’area rispetto alle altre diviene tanto sostenibile quanto più essa si fonda sulle sue  risorse tipiche: ci si riferisce non solo ai fattori naturali, alla posizione geografica, alle caratteristiche morfologiche, ma soprattutto al patrimonio costituito dalle risorse sociali, espressione di tradizioni e costumi della comunità ospitante, e cioè beni artistici e archeologici, prodotti tipici ed agricoli, tradizioni sociali ed enogastronomiche, artigianato e, persino l’atmosfera generale che c’è quando si ritrova la cultura dell’ospitalità. Non riduciamo al periodo ferragostano ed alla Festività della protettrice di Monte di Procida la Madonna Assunta  la concentrazione massima del Turismo per promuovere la giovane identità montese che pur a cavallo di due secoli rimane intatta per le potenzialità ancora inespresse.

Tali peculiarità non possono essere inventate, progettate o realizzate ex- novo. Solo attraverso l’armonizzazione dello sfruttamento delle risorse esistenti, lo sviluppo di quelle carenti e l’organizzazione delle medesime in set o combinazioni, si determina la creazione di competenze distintive e capacità gestionali superiori ai concorrenti, che assicurano vantaggi competitivi sostenibili. Affinché una destinazione possa ideare ed implementare un progetto di sviluppo turistico sostenibile basato sulle tradizioni è necessario un elevato livello di contestualizzazione realizzato attraverso una continua attenzione alle risorse, alle specificità territoriali ed alle capacità storicamente accumulate al suo interno, tra le quali la presenza di imprese artigiane.

In sintesi, quindi,  è necessario sviluppare le risorse in combinazione, utilizzando nuovi processi organizzativi di sviluppo da parte non più del singolo componente del sistema ma in collaborazione con tutti. Si deve assicurare, tuttavia, un elevato  coordinamento delle relazioni fra gli attori interessati che garantiscono il costante miglioramento delle risorse esistenti per la promozione e valorizzazione della Destinazione ricorrendo alle molteplici espressioni dell’artigianato locale e.

E’ evidente come, a fronte di ospiti tra loro diversi, la località si trovi a dover soddisfare istanze al limite contrapposte, e di conseguenza quanto sia difficile individuare una strategia generale ugualmente valida nei confronti della totalità del mercato. Quando si è di fronte a tali problemi inevitabilmente subentra la segmentabilità del prodotto turistico globale per un incremento della soddisfazione del turista.

La tendenza che sembra prevalente, e per lo più trasversale  rispetto a tutte le tipologie di turista, intorno alla quale avanzare qualche proposta di miglioramento dell’offerta, è quella del passaggio ad un turismo sempre più attivo, autonomo, partecipativo, con crescente coinvolgimento dei cittadini di Monte di Procida  in prima persona che diventa “Angelo” del Turismo.

Tenendo conto della impossibilità di generalizzare, sembra comunque che il turista odierno prediliga vivere da protagonista delle esperienze appaganti, come suggerito dalle più recenti ed innovative visioni sull’evoluzione della società e dell’economia. La via che in definitiva sembra ricercare e privilegiare è quella della valorizzazione della partecipazione – comunque necessaria del turista.

Tanto i responsabili dei singoli servizi quanto i responsabili della destinazione dovrebbero preoccuparsi di progettare e proporre formule di soggiorno tali da enfatizzare la dimensione del coinvolgimento del turista. Tutti i servizi turistici erogati  “in via ordinaria” che le iniziative allestite ad hoc dovrebbero quindi stimolare l’azione attiva del turista, arricchendo di significati ed consolidando di esperienze la sua permanenza.

Il primo invito in questa direzione non può che essere quello di fornire al turista tutti gli elementi di informazione e conoscenza necessari affinché egli stesso sia in grado di assemblare la proposta più attraente attivando un portale e non più siti web separati e datati. Spesso gli eventi, le occasioni le manifestazioni, o anche le semplici attrattive ci sono già, e quello che manca è la circolazione della conoscenza intorno ad esse. Per puntualizzare si rileva come da questo punto di vista le tecnologie dell’informazione e della comunicazione possano svolgere un ruolo fondamentale creando una rete capillare per la circolazione delle informazioni e affinchè il territorio di Monte di Procida diventi “Destinazione Flegrea”.

Per dare una maggiore creazione di senso alla permanenza del turista  alcuni autori ipotizzano le seguenti quattro linee guida:

Creare itinerari “monografici”; Organizzare eventi “radicati”; Proporre pacchetti a tema; Allestire programmi “life seeing”. Le prime tre linee guida si muovono tutte a gradi crescenti di complessità  sulla medesima falsariga, mentre la quarta proposta si allontana in modo significativo, rappresentando una soluzione abbastanza singolare oltre che di implementabilità tutta da verificare.

“La creazione di itinerari monografici” va realizzata attraverso opportuni elementi di arredo urbano e servizi informativi per es. si possono rievocare i nostri mestieri della marineria  scomparsi per lo più artigianali oppure si possono ripercorrere le tracce di personaggi celebri della località ma si può pensare anche alle suggestioni letterarie riferite a quel territorio.

L’organizzazione di “eventi radicati” significa proporre manifestazioni temporanee che abbiano qualche motivo di collegamento con la località, enfatizzando allo stesso tempo nella località gli aspetti connessi a quell’evento; per un certo periodo viene in tal modo a crearsi un effetto sinergico reciproco.

La proposizione di “pacchetti a tema” si traduce nell’offerta di modalità strutturate di fruizione della destinazione, incentrate ad es. sulle produzioni artigianali tipiche (visita di botteghe e corsi di formazione) o, per un’area protetta sui prodotti tipici ed i relativi itinerari enogastronomici.

 Offrire itinerari monografici , eventi radicati o pacchetti  a tema significa in sostanza fornire “chiavi di lettura” inedite e particolari per la fruizione della località, in modo da rendere possibile una visita attraverso la  partecipazione all’esperienza di vita del posto evocando l’identità locale. Il turista avrebbe così a disposizione uno o più “fili conduttori” da seguire nella visita o nella permanenza presso la località, trovando ragioni di interesse stimolanti e coinvolgenti nel virtuosimo dell’artigianalità e del turismo sul tappeto dell’identità locale.

I punti principali che utilizzano i programmi “life seeing” prevedono che i turisti entrino in contatto con enti ed associazioni di loro interesse (es. una organizzazione di artigiani, o un circolo velico) come pure con famiglie di residenti nella località, per effettuare una visita oppure per vivere insieme qualche momento della giornata. E’ evidente che in questo modo il grado di partecipazione, scambio e conoscenza è assai intenso, riuscendo con molta probabilità nell’intento di far vivere al  turista esperienze significative ed arricchenti. Certo che esso prevede un’adeguata selezione e assistenza delle famiglie ospitanti, oltre che un elevato impegno da parte loro, compensato però da un ritorno prevedibilmente adeguato.

Coinvolgere veramente il turista è un obiettivo non facile, che richiede un impegno ed un’applicazione costante all’ascolto; ma un aiuto alla località da valorizzare attraverso la sua identità locale può provenire proprio dal turista attraverso un’interpretazione mirata dei suoi bisogni. Partendo dal turista, quindi, si può comprendere da dove scaturisce il senso di cui egli è alla ricerca, aiutandolo a costruirlo attraverso un processo dialettico ed interattivo fondando sulle identità locali. I montesi hanno molta voglia di integrarsi con culture diverse dalle proprie e lo potranno fare se costruiremo il Portale Destinazione Flegrea.

 Il sistema delle risorse naturali e ambientali presenti nel nostro comune, rappresenta una grande opportunità per le Amministrazioni e per i singoli cittadini  per promuovere uno sviluppo economico sostenibile e per tramandare il patrimonio di conoscenze cumulate sulla Risorsa Mare.

La ricerca dell’autentiticità dell’identità dei luoghi, delle radici storiche , di un senso di identità personale  e collettiva che superi mode e consumismo, e più in generale, l’esigenza di riavvicinarsi a valori duraturi in un mondo in continua trasformazione sono conseguenze di uno stile di vita moderno, alienante, spesso effimero.

La cultura post-moderna, di massa  e l’industrializzazione comportano, infatti, un senso di perdita e spingono verso il contatto con la natura e la spiritualità, alcuni turisti  sviluppano interesse verso modelli di vita e culture diverse, ritenuti più autentici e non deteriorati, sino, alle volte a desiderare di abbracciarli per farli propri. Un fenomeno rilevante che si è diffuso è la crescente importanza delle risorse naturali come attrazioni turistiche: in un mondo soggetto a continui cambiamenti ed in cui i valori dominanti sono spesso effimeri, le tradizioni e la devozione mariana  rappresentano, infatti, dei riferimenti costanti ed immutabili.

La ricerca dell’autentico ha preso la forma del turismo sostenibile  che definendosi con  più termini quali: appropriato, compatibile, dolce, ecologico, durevole, etico, responsabile, solidale, vede il suo significato risalire al 1987 quando si parlò di sostenibilità intendendo con tale temine uno sviluppo in grado di non compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni. Come è noto il turismo può portare trasgressione, criminalità, lievitazione dei prezzi, disgregazioni familiari, alterazioni del mercato del lavoro e delle professioni, impoverimenti delle tradizioni alimentari, e più in generale la mercificazione delle culture – attraverso la loro riduzione a mero folclore ad uso turistico- e la banalizzazione dei luoghi e della loro complessità storica a divertimentifici, “nonluoghi”- secondo la definizione dell’antropologo Augé – senza radici e senza centro.

Al concetto di turismo sostenibile si ispira quella progettualità turistica che mette a bilancio la salvaguardia dell’ambiente , da intendersi come insieme di risorse naturali e di valenze simboliche che costituiscono lo scenario concreto per ciascuna specifica comunità di cultura.

L’innovazione, risultato del mutamento sociale, e la tradizione che si esprime nella persistenza culturale, vanno coniugate in una logica di comunità, perché non insorgano processi di sradicamento e, al tempo stesso, non venga meno la solidarietà fra  le generazioni a cui si sostiene lo spirito di comunità. Turismo è invece dialogo fra culture diverse ciascuna delle quali è richiamata al rispetto delle identità collettive. Paesi recettori e paesi emittenti di flussi turistici debbono porre la massima cura per conciliare i bisogni del turista e i valori delle comunità locali, sia dal punto di vista materiale che extra-materiale. Una buona informazione è la base per la formazione dell’utente e dell’erogatore di servizi turistici. Per cui,  ciascuno secondo  sua competenza, avrà modo di organizzarsi perché trovino realizzazione i principi essenziali del turismo sostenibile, rispettoso delle risorse naturali, nella loro limitatezza, dei beni culturali, in cui si materializza l’identità storica degli usi e costumi di una nazione, capisaldi di appartenenza.

In breve, il turismo che dovrà perseguire Monte di Procida ed i Montesi Tutti si potrà identificare nella ricerca dell’ autentico e si dovrà coniugare nel sostenibile, cioè reggibile per l’ecosistema e per le società locali e le loro culture, che sempre mescolano ambienti, storia, comunità, tradizioni, mestieri e persone. Si devono coniugare tali risorse con le innovazioni tecnologiche attraverso i Portali e non più siti web troppo statici e non interattivi. E la ricchezza delle culture sta proprio nella loro specificità, nella differenza: <<se vogliamo scoprire in cosa consiste l’uomo>> dice Geertz, <<possiamo trovarlo solo in ciò che sono gli uomini: e questi sono soprattutto differenti>>. Il turismo che si vuole autentico sta in questa curiosità (e sensibilità) profondamente antropologica: scoprire ed apprezzare le differenze umane ed ambientali, e permettere che anche i posteri le possano apprezzare per ciò che realmente sono. Il turista dell’ “autentico” è per definizione un “consumatore pensoso” che sembra presentare precise caratteristiche professionali e di status sociale ma che soprattutto – come rileva una ricerca sui visitatori dei siti archeologici flegrei – ha motivazioni legate al <<senso della scoperta>>, alla <<conoscenza di un popolo attraverso la sua storia e cultura>>, all’<<approfondimento di nozioni apprese durante gli studi>> , oltre a sapere apprezzare l’offerta eno-gastronomica. Tuttavia il turismo sostenibile non è solo  un discorso di ecoturismo o di turismo storico museale: è, più in generale, un diverso “sguardo del turista” – per usare le parole di Urry – un modo radicalmente differente di capire il senso del viaggio da parte del diffuso homo turisticus, per cui la vacanza non sia un vacuum consumista, ma porti alla paziente comprensione della alterità umana  ed ambientale ed alla profonda umanizzazione di cui può essere capace il turismo. Spesso si viene a creare un contrasto tra sistema turistico locale e la comunità locale in esso insediata. Il contrasto esiste   perché alla base possono esistere interessi diversi: chi è depositario delle risorse di un territorio è interessato alla valorizzazione di queste risorse in quanto parte della sua vita, chi opera sul mercato turistico è interessato allo sfruttamento economico di queste risorse. Nel rapporto tra turisti e comunità ospitanti sono necessarie soggetti che fungano da mediatori tra interessi diversi; a seconda del ruolo svolto ci può essere un solo soggetto a governare il sistema o a coordinare le numerose relazioni poste in essere in un sistema turistico quale l’area protetta. E’ necessario costruire Portali e non più singoli siti web per permettere la condivisone tra offerta locale e domanda proveniente da tutto il mondo. Occorrono tante risorse condivise e messe in rete per la costruzione di Portali che valorizzano, promuovono  e tramandano la Sempre Verde Identità Montese che  110 anni di età di autonomia non  dimostra.

 

Carmela Pugliese

– dirigente di ricerca del cnr,

– docente di economia e gestione delle imprese turistiche presso l’universita’  suor orsola benincasa, napoli

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