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Astolfo e le donne. Stavolta si parla di Virginia!

Proseguiamo con le (micro) recensioni e soprattutto con i consigli del nostro Astolfo per le vostre letture. In basso troverete anche la mail del nostro Astolfo. Così da poter rivolgere al nostro Eroe domande, richieste, spunti e appunti sulle vostre, le nostre letture del cuore.

Ed ora parola ad Astolfo

Astolfo è abituato a frequentare le donne antiche e i cavalieri – come dice quel nasone di Dante incontrando gli amanti lussuriosi- e ad intrattenersi non poco con le prime, se non altro tentare di vedere l’altro lato delle faccende del mondo. Sempre alla ricerca del senno perduto, egli rare volte ha visto creature più sagge e razionali delle donne, almeno tra quelle non perdute dalla passione amorosa o, peggio, dal potere e altre cretinerie tipicamente nostre, maschili…

Una donna-uomo, di forte ingegno e potenza di cuore, fu Virginia Woolf. In tempi lontani dai miagolii odierni su molestie e schifezze subite da alcune, da parte di arrogantelli e potentelli in vari campi dell’umano comandare, la scrittrice inglese ragionò e scrisse sull’emarginazione femminile e sulla sottomissione ed esclusione di sé stessa e delle altre non dal comando, ma dalla stessa possibilità di rappresentare il difficile, squilibrato rapporto maschio/femmina nel I ‘900. Cose serie, dunque.

Le lettrici, dice Astolfo dal suo Ippogrifo, dovrebbero leggere molto o tutto di questa radicale, elegante e raffinata autrice del secolo dietro di noi, tra l’età vittoriana e tutti gli anni ’30, o almeno: La signora Dalloway, Gita al faro, Orlando, Una stanza tutta per sé. Romanzi i primi tre, saggio – e che saggio! – il quarto. Letture utili anche ai maschietti, se non troppo malridotti dai modelli dei quiz: domande/valletta tuttatettecoscialunga/evasione degna di bambini analfabeti delle nostrane TV! Temi universali, lettori universali, allora.

Due parole dice Astolfo proprio sullo strano saggio della Woolf. Che uscì nel 1929, il mondo precipitava dentro il buco della grande crisi seguita al crollo di Wall Street, ma era saldamente aggrappato a concezioni ottocentesche. Quelle dei piccoli, “naturali” privilegi del mondo maschile dentro il mondo abitato anche da donne. E la forte Virginia costruisce su questo squilibrio di possibilità tra i sessi il discorso, ma è, in apparenza, quasi svagata, come chi non sa dove andare a parare nel parlare di Donne e romanzo, la conferenza che è chiamata a tenere e che le dà l’occasione per dire d’altro, ma non tanto… Non può neppure calpestare i prati del College dove deve parlare, zona preclusa alle donne! Di qui la sua decisione di raccontare, come in un romanzo, le reali condizioni femminili in quegli anni ’20 nella felice Inghilterra, vincitrice della prima guerra e fuori dalle nuvole nere già apparse sul continente e pronte all’uragano. Eppure, una donna, una che volesse riflettere sulla sua vita di madre, moglie, amante, giovane anche privilegiata, non aveva alcuna autonomia, alcuna possibilità per … raccogliere pensieri, farli diventare parole con la scrittura… Non aveva né denaro per vivere, né una stanza tutta per sé, appunto, in cui essere sola e capire come fosse così radicata e “naturale” tale condizione anche in un Paese già scosso da proteste e manifestazioni di donne giovani e colte in nome dei propri diritti. E nonostante il suffragio universale riconosciuto fin dal 1918 ed applicato del tutto solo dal 1928 … Di qui il suo […] offrire al pubblico…almeno un nocciolo di pura verità, degno di essere accolto… e conservato per sempre sulla mensola del camino. Ironica e col più bel racconto sulla Letteratura inglese, chirurgica su Shakespeare, Milton, Dickens, Balzac…altri autori, tutti maschi L’obiettivo facile facile della Woolf pare ancora oggi non raggiunto: la stanza non pare bastare. E, forse, alla stessa raffinatissima autrice dovette sembrare lo stesso, se decise di scendere con le tasche piene di sassi nelle acque dell’Ouse e lasciarsi morire, in quella fine marzo del 1941, mentre la guerra confermava la potenza del Male.

V.WOOLF, Una stanza tutta per sé, Feltrinelli 2011

astolfosullal[email protected]bero.it

La prima recensione di Astolfo qui   

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