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64 anni fa l’asta per l’Isolotto di San Martino. Tra passato glorioso e presente decadente

A partire dal mese di luglio del 1958, l’isolotto di San Martino, precedentemente sede del siluripedio, tornò sotto la proprietà del comune di Monte di Procida.

Il sindaco dell’epoca, il dottor Roberto Tozzi, decise di sfruttare al massimo l’Isolotto per rinvigorire le finanze comunali, così nel mese di gennaio del 1959, con una delibera firmata, bandì un’asta per il fitto della cosiddetta “Isola dei siluri” per un periodo iniziale di diciotto anni e con un canone annuo minimo di due milioni di lire.

Tra le persone interessate c’era anche la miliardaria lady Norah Docker, ma alla fine rinunciò al suo progetto di aprire un casinò per contrarietà del governo italiano a tali iniziative.

Il vincitore dell’asta fu l’imprenditore Antimo Esposito di Carrubene, un italiano emigrato negli Stati Uniti, che offrì un aumento del 4,75% sui due milioni di lire iniziali di canone.
All’epoca, Esposito dichiarò che avrebbe costruito un albergo, un porticciolo per panfili, motoscafi e mosconi nella rada di Acquamorta e tutta una serie di attrazioni tra cui un Luna Park, facendo dell’isolotto di San Martino un luogo di divertimenti per i napoletani ed i turisti.

La firma del contratto di fitto si tenne esattamente il 25 maggio 1959 (da notare il quadretto con il calendario a sinistra della bandiera) presso la sede del comune di Monte di Procida, come dimostrano queste immagini del fotografo Riccardo Carbone.

Le straordinarie fotografie scattate dal fotografo napoletano Riccardo Carbone documentano quella storica giornata e mostrano l’imprenditore Antimo Esposito che, subito dopo la firma, si recò sull’Isolotto.

In questa prima immagine si vede l’aggiudicatario dell’asta passeggiare sul ponte dell’isolotto di San Martino. Da notare i binari a terra, dove un tempo venivano trasportati i siluri.

Qui Esposito si trova di fronte al cancello ancora chiuso e con il cartello “Fittasi” che era stato precedentemente apposto dal comune di Monte di Procida.


In questa immagine l’imprenditore italo-americano rimuove con forza il cartello “Fittasi” e lo getta via.

Qui Antimo Esposito apre il cancello per entrare ed assumere la gestione dell’Isolotto.

E fu così che a partire dal 1960, l’isolotto di San Martino si trasformò in una affascinante meta turistica, offrendo ai visitatori una struttura balneare completa di ristorante, bar, discoteca, night club e tutte le comodità necessarie per un incantevole soggiorno in mezzo al mare. L’Isolotto divenne uno dei luoghi più belli e suggestivi dell’intera zona flegrea e richiamava turisti da tutta la Campania offrendo anche lavoro a tantissimi montesi.

La famiglia Esposito, in seguito comprò il tunnel di collegamento sulla terraferma ed ottenne la gestione dell’isolotto di San Martino per 40 anni, cioè fino al 1999, ma fu solo nel 2014, dopo diverse diatribe legali che quel piccolo frammento di terra di circa 13.000mq, tornò nella completa gestione del comune di Monte di Procida.

23 settembre 2014. Sull’isolotto di San Martino, l’ass. Rocco Assante di Cupillo firma la riconsegna al comune di Monte di Procida, alla presenza dell’avvocato Bonanno in rappresentanza della famiglia Esposito.

Da allora, sono trascorsi 9 anni e l’Isolotto è rimasto immobile, lasciato a sé stesso e vittima implacabile delle furie delle mareggiate che lo assalgono senza pietà. Giorno dopo giorno, il mare ed i venti erodono le sue coste, sferzando le sue fragili strutture e mortificando la sua stessa essenza. Il ponte non esiste più e la galleria risulta crollata in più punti.

Ciò che un tempo era un luogo di bellezza e speranza è diventato un triste spettacolo di decadenza. È come se il nostro Isolotto si fosse arreso alla sua triste sorte, accettando il suo destino di essere dimenticato e ignorato. Ed è questa la triste realtà che si svela di fronte agli occhi dei montesi che ancora osano guardarlo.

Nutriamo, però, la speranza che in un futuro prossimo, l’Isolotto rinasca, portando con sé la gioia rinnovata e l’incantevole bellezza che un tempo lo contraddistingueva.

— Pasquale Mancino

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