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Monte di Procida. Palio Marinaro dell’Assunta il racconto.

Il Palio Marinaro dell’Assunta

Le Nereidi e i Tritoni della Rosa dei Venti

Da un anno si attendeva la competizione del Palio Marinaro dell’Assunta. Fissata la data nella mente ne è finalmente giunto il giorno: diciotto Agosto ore 16, sono tutti pronti ed in tensione.
Presso la Nautica Costagliola, nell’apparente disordine si attribuiscono remi, magliette, nastri e colori di appartenenza. Carlo Aquilone coordina e distribuisce, fa di tutto per non perdere nessuno, ma si respira aria di festa e i movimenti di tutte quelle persone, equipaggi, Montesine e amici, sono un frattale che si arrotola e ripete alimentato da adrenalina, eccitazione e attesa.

Improvvisamente, il caos si arresta e le “formiche umane”, da macchia si fanno linea. Inizia la sfilata, una discesa a remi issati: immagine d’altri tempi. Al piazzale giungono Nereidi e Tritoni, accompagnati dalle Montesine e seguiti da tifosi e curiosi. La sfilata si fa cerchio: Sembra di rivedere la scena di Lancillotto e i Cavalieri della Tavola Rotonda. Al posto della tavola c’è la Rosa dei venti di Piazzale 7 Luglio e invece di lance acuminate e cavalli ci sono gozzi lucidati, mare agitato e pale di legno. Otto quartieri, otto sfumature e una sola bandiera, il Tricricolore.
Suona l’Inno Nazionale e tutti lo cantano a tempo, è il punto di non ritorno. Alla sfida assiste il Primo Cittadino con alcuni assessori in incognito ed è animata dalla massiccia presenza dei Fenicotteri di Vogamare e dall’Uomo d’acciaio Mino Erasmo Marciano. Quest’ultimo annuncerà la prossima sfida della nuotata estrema Gaeta-Monte di Procida. Dietro le quinte gli instancabili Michele Amodio e Claudio Scotto di Fasano a lavorare in silenzio.
La voce di Giuseppe Familiari scandisce ogni istante dagli altoparlanti: tono da presentatore e slancio attoriale gli permettono di compiere l’impossibile. Nelle tre ore roventi del Palio, non smette mai di intervistare e commentare tenendo altissimo il livello d’attenzione e facendo fronte a tutti gli imprevisti. Mantiene il più stretto equilibrio e sposta di continuo lo sguardo del pubblico, come un faro, sulle varie fasi delle gare. Saprà rendere protagonista ogni coppia di Tritoni e Nereidi.
Gli equipaggi femminili sono cinque e le coraggiose e belle ragazze sfidan l’onde in un percorso da 600 metri:

Teresa Cuscito e Lory Marchese – Flegreo 1
Francesca Sincero e Susi Schiappapietra – Flegreo 2
Marcella Marenna e Carla Sofia Mosquera – Gaeta 1
Laura Vellucci e Vitria di Perna – Gaeta 2
Simona Scotto di Carlo e Teresa Romeo – Monte di Procida

Le Gaetane partono con meno sprint, non sono abituate a vogare alla pescatore ma, la Capostormo Maria Strozza ha schierato gli assi della voga e nonostante lo svantaggio, inchiodano un secondo posto con il Flegreo1. La macchina da guerra del primo posto è tutta a propulsione Montese. La si vede sfondare il traguardo a bomba, pur con una partenza incerta. Seguono le altre tre coppie con poco distacco. Non molleranno mai e giungeranno a riva con le proprie forze, qualche chilo di mare imbarcato e tantissimi applausi. Che spettacolo!!!

E’ il turno degli equipaggi maschili, l’atmosfera è tesa come la corda di una catapulta. A terra c’è Antonio Pugliese che impugna la pistola del VIA. Ad un tratto deve avere la faccia da Giustiziere alla Charles Bronson, perché in tanti lo evitano finché non ripone la rivoltella. Sul battello della giuria, Luigi Pugliese e Felice Mattera hanno preparato il campo di gara e tengono a bada Domenico Palumbo, l’Arbitro, che ringhia agli intrusi a motore: vorrebbe scatenare una battaglia navale ma rischiano di andarci di mezzo anche i saggi del Laboratorio Cumano.
Gozzi in fila sulla riva, cane della pistola alzato e Bang! Sembra di stare all’idromassaggio della SPA Acquamorta tanta è la schiuma dei remi alla partenza. Fanno sul serio, e se qualcuno sbaglia la partenza o qualcun altro la traiettoria ormai la velocità è presa, in un crescendo di nomi urlati dal molo.
In testa ci sono quasi subito i cugini Arcangelo e Nicola Pugliese che giungeranno primi e in trance, continueranno a vogare anche sulla sabbia. Sono “figli” del Lupo. A seguire, una lotta serratissima tra altri Pugliese, i fratelli Adam e Gennaro sfidati da Luigi Fevola e Giovanni Scotto sul gozzo Giorgino, il più elegante della gara. Adam e Gennaro sono una storia tutta montese, si riuniscono dopo 2 anni di lontananza divisi dai sette mari e vogano con l’eleganza degli antenati Pescatori. Tallonati fino all’ultimo fulminano un secondo posto. Luigi e Giovanni esultano per il terzo!
Nel fondo della gara la situazione è quella di una lotta senza quartiere. I fratelli Esposito, Gennaro ed Orfino, cercano di sfondare ma davanti a loro Arcangelo Pugliese junior e suo cugino Dario Ben Hamouda hanno realizzato un blocco navale impenetrabile. Orfino mostra i denti e si stringe la fascia arancione alla fronte: con quel tramonto alle spalle è un dejavù da samurai giapponesi.
A gara in atto circola già una tesi complottista che fa il pari con i pronostici sottobanco degli allibratori in Piazza. A taluni, la situazione sembra chiara, i Pugliese hanno realizzato una manovra a tenaglia con l’appoggio dei servizi segreti della sponda sud del Mediterraneo per schiacciare ogni altro concorrente. Nella morsa dei Pugliese restano imbrigliati il veterano Camillo Illiano e Antonio Ramaglia con il San Giuda Taddeo per il 4 posto.
A seguire c’è una sfida tra Gerardo Canta e Onofrio Castiglia contro Sergio Ciarnelli e Mariano Pollio. Due equipaggi e quattro giganti, così alti da far sembrare le barche come dei piccoli gusci di noce. Il loro primo successo è stato certamente riuscire a stare in equilibrio con quel mare. Se la giocheranno colpo dopo colpo con grande sportività.
Al traguardo, i gozzi avranno imbarcato mare e sudore e in un attimo la festa si sposta sul palco. Se non fosse per gli uomini del Cap.no Vitale, gli Amici del Gozzo, sarebbe sosta selvaggia sull’arenile. Ben distinti e in maglia rossa, hanno anche il compito di mettere in sicurezza le barche; per loro, la festa deve aspettare un momento.
La bella giornata era iniziata in punta di piedi, al mattino, con il Cav Luca Iannuzzi nella magnifica calma del Nabilah ed ora al centro del Piazzale è esultanza sfrenata per tutti: abbracci, baci, balli, fischi e tappi che volano. Ogni due minuti un brindisi e Romualdo Scotto di Carlo de La Playa fa del suo meglio per mantenere l’aplomb e non lasciare nessuno a secco, distribuendo anche le finissime bollicine doc delle cantine Matilde Zasso.
Tanta è l’euforia che la cerimonia di premiazione stenta ad iniziare. D’autorità e sotto la guida di Antonio Gerardo Mancino, Il primo Cittadino Giuseppe Pugliese (poi dicono che non c’è il complotto…), consegna stupendi remi intarsiati. Si susseguono sul palco assegnazioni e discorsi grazie al Cav Luca Iannuzzi, Antonio della Ragione, Antonio Pugliese (aridaje…), Luigi Pugliese (complotto, complotto, complotto) e tanti altri.
Tra milioni di fotografie, droni spaziali e riprese di vari professionisti, si intravedono a malapena l’artista fotografo Gustavo Mazzella e i sempre presenti Maurizio di Meo e Gaetano Scotto di Rinaldi, inghiottiti da una calca come alle conferenze stampa della Casa Bianca. A malapena riusciranno a tenere fotocamere e i microfoni. Salvatore Iovine, la free-star, se la fila e se la gode stando nei paraggi a paparazzare.
Intanto, la folla, lentamente e controvoglia, un po alla volta si riduce, prima pochi gruppi grandi, poi in tanti più piccoli, poi persone sparse.
Restano gli echi degli spari, la voce di Giuseppe, i cori e i sussulti degli atleti. Sono tutti segnati nella nostra montagna, bassorilievi di quegli strati chiari e scuri su cui tutto ebbe inizio.
Il mare, sotto, non si placa. Le donne e gli uomini del Palio l’hanno sfidato e Lui li ha lasciati passare, questa volta. Al calar del Sole ognuno porta in cuor un pò più di gioia, la bellezza negli occhi ed un pensiero felice e malinconico allo stesso tempo: “Mi sono divertito, Viva Monte di Procida, Viva la terra Flegrea Viva il Palio, Viva l’Amicizia, Viva il Mare, ci si rivede…presto?”

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