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Video.“Terra di miti e di leggende” La foce Romana di Torregaveta: “Antro di Cerbero”?

Antro di Cerbero
Secondo alcuni autori, Virgilio nella sua Eneide (IV libro) si ispirò a questo misterioso “Antro” per descrivere l’accesso al mondo degli inferi custodito dal minaccioso cane a tre teste (e a tre fauci) denominato Cerbero:
Virgilio, Eneide VI, 417- 425
“Cerberus haec ingens latratu
regna trifauci
personat, adverso recubans immanis in antro.
Cui vates horrere videns iam colla colubris
melle soporatam et medicatis frugibus offam
obicit; ille fame rabida tria guttura pandens
corripit obiectam atque immania
terga resolvit
fusus humi totoque ingens extenditur antro.
Occupat Aeneas aditum custode sepulto
evaditque celer ripam inremeabilis undae.

Cerbero immane latrando a tre fauci rintrona quei regni,
bestialmente sdraiato sotto la roccia di fronte.
La Sibilla, visti i tre colli rabbuffarsi di serpi, gli butta
una focaccia soporifera di miele e farina drogata.
E quello con fame rabbiosa spalancando tre gole
la azzanna a volo, e gli smotta la groppa mostruosa,
e lui si sbraca per terra a riempire tutta la grotta.”

Questo terrificante appellativo “ Antro di Cerbero” mi riporta a quando da ragazzo – negli anni ’60 del secolo scorso – con altri coetanei del posto mi introducevo all’interno della foce/antro di Torregaveta per poter pescare. E vi assicuro che al suo interno la sensazione di stare in un sorta di preingresso dell’Inferno/Inferi era reale, netta e coinvolgente. Infatti: “circondato da mille rumori, suoni ancestrali, echi profondi e gutturali mischiati allo sciabordio dell’acqua e al pungente odore del tufo bagnato ed impregnato di alghe e di salsedine – ero preso da angosciante sensazione di paura-smarrimento mista al freddo pungente che –seppure in estate –faceva all’interno della grotta-antro.”
Per noi giovani indigeni locali appassionati di pesca, il Cerbero (pro tempore) era impersonato dal povero guardiano del lago Fusaro – da noi chiamato “Teresina” – il quale, vedendoci armeggiare all’interno della foce Romana, con fare “minaccioso” ci sgridava e, talvolta, fingeva anche di colpirci con pietre ed arbusti per intimorirci e scacciarci; cosa del resto – sufficientemente giustificabile(?) -visto che rientrava nei suoi doveri lavorativi. Antonio Capuano
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