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L’Attualità del Dogma dell’Assunzione di Maria. Le Riflessioni del Prof. Alfonso Langella a 75 anni dal dogma di Papa Pio XII

Durante l’incontro di ieri sera, 29 ottobre 2025, nella parrocchia di Santa Maria Assunta in Cielo di Monte di Procida, il Prof. Alfonso Langella (docente di teologia dogmatica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, sez. San Tommaso d’ Aquino) ci ha guidati in una riflessione semplice ma profonda su un dogma che spesso celebriamo in modo distratto: l’Assunzione di Maria. Molti la considerano solo una festa religiosa, una ricorrenza dedicata alla Madonna. Ma dietro quella data si nasconde qualcosa che tocca ciascuno di noi, proprio qui, nel nostro tempo. Perché l’Assunzione non parla solo di Maria. Parla del nostro corpo, del nostro destino e del modo in cui Dio guarda la nostra vita concreta. Una delle verità più forti emerse dal dialogo con Langella è che Maria non è stata assunta solo con l’anima, ma anche con il corpo. E questo cambia tutto. Vuol dire che il nostro corpo ha un valore eterno. Che Dio non scarta nulla di ciò che ha creato. E che la materia, il mondo fisico, la carne stessa non sono un ostacolo alla salvezza, ma parte di essa.

Quante volte sentiamo dire frasi come “ci sono 5000 anime in parrocchia”? Ma noi non siamo anime vaganti. Siamo persone intere, fatte di spirito e carne. È un errore, anche teologico, ridurre l’essere umano a qualcosa di disincarnato. Il cristianesimo, ha spiegato Langella, è forse la religione più “materialista” che esista. Non perché ami il denaro, ma perché prende sul serio la carne. Crede nella risurrezione del corpo. E crede che ciò che facciamo nel nostro quotidiano (nei gesti, nei lavori, nelle relazioni) abbia un valore che va oltre il tempo. Nulla va perduto. Dio non ha paura della fragilità umana. Anzi, ha scelto di entrare proprio lì. Ha messo il Suo Spirito nella nostra carne debole. Come dice San Paolo: “I nostri corpi sono tempio dello Spirito Santo.” Non è poesia. È realtà.

E poi c’è un’altra cosa importante. Maria non è un’eccezione, non è un caso raro e irripetibile. È piuttosto un’anticipazione. Ci mostra quello che è il destino di ciascuno di noi. Fin dai primi secoli, la comunità cristiana ha percepito che in lei si era realizzato prima ciò che attende ogni essere umano: essere pienamente glorificato. Maria, in questo senso, è il modello, il segno visibile di ciò che Dio vuole fare con tutti. Spesso ce la immaginiamo come una figura distante, tutta spirituale, quasi irraggiungibile. Ma il Vangelo racconta una storia diversa. Maria era una donna concreta, presente, con sogni, scelte, coraggio. Non viveva fuori dal mondo, ma dentro. E dentro la sua vita ha lasciato spazio allo Spirito. Lo ha fatto con fatica, ma anche con libertà. Nel suo Magnificat, poi, Maria si rivela anche come una donna forte, capace di denunciare l’ingiustizia, di riconoscere che Dio ha un amore speciale per i poveri, gli ultimi, gli scartati. Lei parla di un Dio che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili. Una donna che prende posizione, che crede in un mondo capovolto secondo la logica dell’amore. Ed è proprio questa donna, così reale, ad essere stata assunta in cielo.

Un altro punto su cui il professore ha insistito è il significato della regalità di Maria. Siamo abituati a pensare a una regina come a una figura sopra gli altri. Ma Maria non ha mai parlato di sé in quei termini. Si è chiamata “serva del Signore”. E nel Vangelo, Gesù è chiarissimo: chi vuole essere il primo, deve mettersi al servizio degli altri. Anche noi, nel battesimo, siamo stati consacrati come “re”. Ma non per comandare. Per servire. Per vivere come ha vissuto Lui. E la vita eterna non è un riposo eterno fatto di nuvole e silenzi. È una vita piena, dinamica, in cui continueremo a crescere nell’amore. Maria, che ora è glorificata, non è in vacanza. Continua a servire. Continua a intercedere per noi. Continua a indicare il cammino. Alla fine, celebrare l’Assunzione non significa ricordare un fatto lontano nel tempo. Significa riconoscere che il cielo è vicino. Che Dio è all’opera, anche quando non ce ne accorgiamo. E che la nostra fragilità, il nostro corpo, le nostre giornate comuni possono diventare gloria.

L’intervento del prof. Langella è stato di eccezionale chiarezza, rendendo accessibile a tutti il significato profondo di questa verità di fede. La sua analisi è stata fondamentale per comprendere che Dio non distrugge la materia e che la vita cristiana riguarda la persona intera, poiché il Signore unisce il corpo e lo spirito, unisce il cielo e la terra. Abbiamo apprezzato in modo particolare il richiamo a Maria come “serva del Signore”, il cui servizio continua in cielo attraverso la sua “molteplice intercessione”.

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