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Terremoti ai Campi Flegrei: il sollevamento accelera, rischio di eventi più intensi


Questa notte un terremoto di magnitudo 4,4 ha colpito la zona dei Campi Flegrei, con epicentro a Pozzuoli. La scossa, avvertita in tutta l’area flegrea e in alcuni quartieri di Napoli, è strettamente legata al fenomeno del bradisismo, il sollevamento e abbassamento periodico del suolo tipico di questa zona vulcanica.

Secondo Francesca Bianco, direttrice del dipartimento Vulcani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), intervistata dall’ANSA, il suolo si sta sollevando a una velocità triplicata rispetto al passato, passando da 1 a 3 centimetri al mese. Questo aumento potrebbe spiegare la recente intensificazione dell’attività sismica nella zona.

Sebbene gli eventi sismici nei Campi Flegrei non siano inaspettati, non è possibile stabilire con precisione quando si verificherà una nuova scossa né quale sarà la sua intensità.

Giuseppe De Natale, dirigente di ricerca dell’INGV, già direttore dell’Osservatorio Vesuviano, ha spiegato che nei Campi Flegrei i terremoti sono direttamente correlati al sollevamento del suolo:

“Ad essere imprevedibili sono i terremoti tettonici, ad esempio quelli negli Appennini, ma nei Campi Flegrei essi sono strettamente collegati al sollevamento del suolo; aumentano all’aumentare del sollevamento ed anche della velocità di sollevamento. E noi sappiamo che dal 15 febbraio scorso la velocità di sollevamento è triplicata, quindi è evidente che arriveranno scosse sempre più energetiche in grado di fare danni.”

Uno degli interrogativi più preoccupanti riguarda la durata di questa fase di crisi bradisismica. Secondo De Natale, il fenomeno potrebbe protrarsi per molto tempo:

“Potenzialmente anche decine di anni. Le faccio un esempio: prima dell’eruzione del 1538 ci furono oltre cento anni di fenomeni precursori, in cui si verificarono anche scosse molto forti. Adesso, ai Campi Flegrei sono circa 75 anni che è iniziato il sollevamento; quindi, potremmo avere anni, decenni di terremoti sempre più frequenti e più forti. Non credo si possa tenere la popolazione così esposta.”

In ogni caso, gli esperti rassicurano che non ci sono segnali di magma a bassa profondità, un elemento che solitamente precede un’eruzione vulcanica.

La situazione resta sotto stretta osservazione da parte degli studiosi e delle autorità.

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