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Ilaria Ravagnini, Una vita da Free lance. Racconto di Assunta Esposito

Ilaria Ravagnini. Una vita da Free lance

Siamo abituati a vedere giornaliste, preparate a festa in TV e cerimoniose, ma tu no, ti presenti a noi senza alcun belletto, vestita semplicemente con una tuta, eppure siamo aspiranti giornalisti e ammiriamo le tue scelte.

E tu… ci parli della tua vita di donna, di madre e di professionista, ormai conosciuta non solo in Italia ma anche all’estero. Per realizzare il tuo sogno di adolescente, in cui ti vedevi creativa, e non omologabile in un lavoro d’ufficio, sei partita per Berlino in giovanissima età. Berlino si sa, dopo gli anni 60 e fino ad oggi, è stata l’avanguardia artistica e non solo, per i giovani, considerando l’accoglienza e le numerose leggi a tutela degli stessi.

Berlino è la città dei giovani, dove arte, creatività e innovazione vengono sostenute con ogni mezzo dal governo. Tu però il tedesco non lo avevi studiato, ma non ti eri spaventata, avresti comunicato in inglese, e poi avresti imparato la nuova lingua con calma, vivendoci. Però avevi premura di inserirti, consapevole che in redazione era troppo difficile arrivarci, meglio free lance, in fondo già a Roma, tua città di origine, dove ti eri formata, lavoravi in questo modo.

Avevi pubblicato su piccoli giornali locali, articoli culturali, non solo cinema, ma anche teatro e mostre, poiché i tuoi studi alla Scuola di fumetto ti avvantaggiavano, e soprattutto la tua curiosità culturale ti apriva continuamente a nuove strade. Berlino ci dici, ti ha dato tanto, forse tutto, in primis la socialità, quel modo sciolto di vivere la città per cui gli amici hanno tutti case ‘open house’ e non devi preoccuparti di essere a km di distanza dalla tua, se poi la notte ti sorprende a esserne lontana.

Berlino poi, con i suoi sussidi per i giovani, per le donne, per la formazione permanente, soprattutto culturale e artistica ti consente di viverti la precarietà del lavoro senza sentirti troppo fragile. Se poi scopri che sarai presto madre, è una gioia a tutto tondo perché sai che una città tutta ti sostiene, con servizi adeguati, e che il nuovo evento non ti costerà il sacrificio di rinunciare alla tua professione.

“Il mio consiglio è di andare anche solo per un anno all’estero” – ci dici – “andare all’estero apre la mente, aiuta a vedere la realtà provinciale del proprio paese da un’altra prospettiva”. Certo Berlino, non è un estero qualsiasi, ma è l’Estero per antonomasia. Qui, dopo il 1961, anno della costruzione del famoso Muro, il governo appese alle porte della città la scritta: “Questa è la città dei giovani”. Altrimenti J.F. Kennedy nel suo discorso ai berlinesi del 26 giugno 1963 tenuto a Rudolph-Wilde-Plaz, non avrebbe concluso con la famosa ed emozionante frase: “Ich bin ein Berliner!”
Aprire la mente è importante per un giornalista di cultura che non intende fermarsi a scrivere delle beghe di una provincia che continua a parlarsi addosso da due secoli.

Poi, ci racconti tecnicamente come hai fatto ad avere credito nelle testate giornalistiche per cui scrivi. Tenacia, solo tenacia, inviare il proprio curriculum e gli articoli della rassegna stampa a quante più testate giornalistiche possibile. Essere etica nello stile della propria scrittura in modo da distinguersi e avere interessi trasversali, farsi pagare anche quel poco, soprattutto non essere snob.

E poi, accettare di dormire anche in sacco a pelo in una stanza in condivisione ad esempio, mangiare lo street food all’occorrenza, seduta sui gradini di una chiesa, vestire casual e in modo comodo, essere tempestiva con gli impegni. Una bella avventura essere free-lance, non sarai mai “direttore del Corriere della Sera” per citare Eduardo Bennato ma né è valsa la pena. E non intendi cambiare. Ti guardo, sorridi, sei proprio bella!

Assunta Esposito

Ilaria Ravagnini comincia come disegnatrice di fumetti – poi passa al giornalismo cinematografico e culturale. Scrive su diverse testate di giornalismo cinematografico e culturale anche estere compresa Mymovie.it e ha una sua rubrica sull’Espresso che lei ironicamente chiama la sua Bustina di Minerva. Ha una sua pagina fb su cui pubblica le immagini dei suoi fumetti e in cui presenta delle ‘eroine positive’, dolci ma forti e tenaci nell’affrontare l’avventura della vita.

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