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Lettera aperta a Vincenzo Aulitto – pittore e artista poliedrico flegreo. ia Assunta Esposito

Lettera aperta a Vincenzo Aulitto – pittore e artista poliedrico flegreo.

Carissimo Vincenzo Aulitto,
ti scrivo per dirti che ieri sono ritornata alla Casina Vanvitelliana di Bacoli e con mia sorpresa, ci ho trovato ancora la tua bellissima Mostra, fatta di contaminazione tra due o più percorsi della tua vita di artista. La prima, nella sala grande, sul Mito greco di questa nostra Terra madre che è la Caldera dei Campi flegrei, la seconda, nell’ultima sala in basso, sulla Natura degli Elementi che la compongono e in cui il Mito è presente più che mai, se non altro per la magia o ‘il miracolo’ dell’alchimia trasformativa, e la terza nelle sale al secondo piano chiamata Germinazioni, sul famoso ‘granello di senape’ che a differenza di un certo cattolicesimo duro, per te produce vita anche se cade nell’asfalto, proprio come, volgarmente parlando, la Cultura Giapponese aveva già insegnato ai pittori post-impressionisti o espressionisti come Van Gogh, ma che noi conosciamo dai nostri nonni contadini.

Ne ho allora approfittato, per fotografarmi le tue opere delle sale inferiori, in particolare tutte quelle con cui hai dialogato con noi (e con gli Dei) sul Mito. E infatti la prima, la più grande, al centro della parete, è il Gigante Tifeo, che secondo la leggenda venne scagliato da Zeus a largo della costa di Napoli, divenendo l’antica Scherìa, oggi chiamata Ischia. E lo hai rappresentato dormiente, con i piedi rivolti all’osservatore, nudo, come il Cristo deposto del Mantegna; tutto rosso, in un mare di rosso Magenta, tra luci e ombre, a ricordarci l’elemento primordiale in cui noi tutti siamo immersi, che non è il Mare, come erroneamente crediamo, così presi dal fare, dall’andare e dal tornare, e dai nostri affanni quotidiani, che ci allontanano sempre più dalle nostre nostre radici, ma è il Vulcano e la Terra di Tufo, con il suo magma
sotterraneo che va, che viene, ma sempre qua sta, anche quando ribolle lentamente in profondità.

Poi, Venere, Atena, Diana, Cerere, Ares, Poseidone, Persefone e Orfeo, mito per cui provavi tanta compassione, tu che non amavi molto il principio dell’Eros e Thanatos tanto decantato da Umberto Galimberti nel suo bellissimo libro Le cose dell’amore, e anche da Massimo Recalcati nel suo Lezioni brevi sull’amore; tu che eri riuscito a rinnovare sempre il patto d’amore con la tua compagna di viaggio, moglie e madre dei tuoi figli; e infine il Mito dei miti Il trombettiere Enea che con la sua tromba doveva ‘svegliarci’ Tutti e farci comprendere la sofferenza di questa terra e questo Mare da noi, figli di navigatori, amato e odiato, e che ora è diventato la tomba di altri nostri fratelli.

E così, mi sono ricordata di quell’unico momento di condivisione che avemmo alcuni di noi, tuoi amici, all’agriturismo a Pratella, quando piantammo il Melograno, facendola diventare una cerimonia beneaugurale, perché “ogni uomo dovrebbe piantare almeno un albero nella sua vita, tra le 3 cose da fare assolutamente” – per usare un’espressione cara a Emiliano Salgado, e cucinammo a turno e in compresenza del buon cibo genuino, e verso sera, in cortile sotto un cielo di stelle Tu e il prof.
Giuseppe Causa alla chitarra e tua moglie vocalist, cantammo le canzoni dei nostri anni belli. Di quando adolescenti inseguivamo il Mito della Pace e dell’Uguaglianza, e l’austerity per la guerra del Kippur, ci vide felici in bicicletta per via Miliscola, o per via Campi flegrei, che allora si chiamava Domiziana, oppure di quando, alcuni leggermente più audaci avevano organizzato il Cineforum per ragazzi al Cinema Mediterraneo a Pozzuoli.

Le foto le ho messe su fb, sai soffro anche io di narcisismo ormai, nella Mia Storia,
aggiungendoci le musiche, tutte quelle che cantammo o di cui parlammo ‘sotto quel cielo di stelle’, e ora sono ancora lì, lo saranno fino a mezzanotte, non lo so che fine faranno poi, se Zuckemberg le inserisce nel ‘Metaverso’ che, non chiedermi cosa significhi, non l’ho capito. Però oggi è il 26 novembre e tutti gli elementi della natura si sono scatenati e a Casamicciola c’è stato un alluvione, e un quarto di Monte Epomeo, quello più poroso è franato, e la gente è di nuovo disperata; ecco, tra quella gente, c’è anche chi ha buona volontà, e non ha fatto scempi ambientali, allora io volevo chiederti, di parlarci tu a tutti questi Dei, oppure al Cristo misericordioso in cui credevi, e di dirgli solo di salvarli, dargli un’altra opportunità, per i bambini e per i vecchi, che ormai sono diventati pochissimi, perché non è giusto che siano solo i più fragili a pagare, l’oltraggio fatto alla nostra Madre Terra.

Di Assunta Esposito

Vincenzo Aulitto laureato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, si interessa subito di
problematiche sociali inerenti al proprio territorio riprendendo nelle sue opere la memoria
storica della ‘gens flegrea’ e della sua Terra, la Caldera dei Campi flegrei, utilizza per le sue opere il rapporto con la materia della medesima, facendo del tatto e del suono (era anche un validissimo musicista), il veicolo per ritrovare quel ‘rizoma’ di cui tutti siamo permeati.
Ha esposto al Maschio Angioino e al PAN di Napoli, ma anche a Roma, Firenze, Torino, Bologna, Praga, Francoforte, Barcellona, Monaco sia con Personali che Collettive.
La sua Mostra personale al Real Casina Vanvitelliana del Fusaro di Bacoli – NA – è rimasta
in esposizione dal 3 novembre al 27 novembre 2022 ed è stata organizzata dal Maestro
Antonio Ciriaci e Enrico Aulitto e presentata dal critico d’arte Maurizio Vitiello.

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