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Una finestra sul mondo: FATE PRESTO! 23 novembre 1980. di Vincenzo Evangelista

FATE PRESTO!
(23 novembre 1980)

Il profumo della domenica mattina era scandito dalla pizza fritta che mia madre andava a prendere giù in piazza, vicino all’università “L’orientale” da “Gennaro e Titina”. Nel loro basso il sabato e la domenica sfornavano pizze fritte giganti a poco
più di 1000 lire, in barba a tutte le norme HACCP. Io però una pizza fritta così buona non l’ho più mangiata!

L’orientale all’epoca era, per gli adulti, la piazza dove parcheggiavi l’auto mentre per noi bambini, la piazza dove giocare al pallone.
I negozi erano tutti chiusi. La domenica era sacra.

Dopo aver mangiato la mia squisita pizza, rigorosamente senza cicoli, mio padre mi portava con lui nella bottega a “largo banchi nuovi” dove, con i suoi amici, giocava a carte. A me dava le “500 lire di carta” per andare a prendere la limonata da
“nennella l’acquaiola” poco più avanti. Nennella era una istituzione di tutta Napoli.

Definita l’ultima “acquafrescaia” aveva la sua “banca dell’acqua” proprio avanti a palazzo “Penne” detto il palazzo del diavolo. Io l’ho visto sempre chiuso, ora è famoso per la sua leggenda.

La domenica dopo pranzo scorreva tranquilla, all’epoca eravamo tre figli e il pomeriggio di solito si restava a casa. Mio padre e mia madre erano invece soliti passeggiare per via Roma.

Quella sera del 23 novembre ha segnato la vita di molti. Alle 19,35 ero sul divano di casa quando conobbi la paura. Abitavo al quarto piano. Tremava tutto. Con mio fratello e mia sorella maggiori corremmo verso la porta. Dio che paura!

La porta non si apriva e tremava tutto. Sentivo le urla disperate delle persone che scappavano giù per le scale. La nostra porta non si apriva. Avevo sei anni!

Quando finalmente riuscimmo ad uscire scappammo giù per le scale. Il palazzo dondolava ancora mentre scendevo. Ero bravo a correre veloce!
Mentre scendevo, pezzi di scalinata rovinavano al suolo sfiorando le nostre teste. Io ricordo che scappavo pensando “corri, corri, non fermarti!”

Quei secondi interminabili hanno segnato la mia vita. Una volta arrivati giù, ci si guardava gli uni con gli altri. Chi era scalzo, in pigiama, in mutande ma tutti nei nostri occhi avevamo il terrore. Avevo sei anni!

A distanza di 40 anni non riesco ancora a rimuovere quelle sensazioni di paura.
Passarono i giorni e, guardando le notizie alla tv, realizzai di essere stato fortunato come pochi. Tutto sommato oltre alla paura e ai “pezzi di scale” che ci avevano sfiorato eravamo vivi, sani e salvi.

Ricordo bene il titolo del giornale “il mattino” “FATE PRESTO!”

Fate presto, fate presto…mi risuona nella testa ogni giorno della pandemia. A chi è in grado di salvarci imploro FATE PRESTO!

23 novembre 1980
Per non dimenticare
Vincenzo Evangelista


Tutti i racconti di Una Finestra sul Mondo. A cura di Monica Carannante

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