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Una Finestra sul mondo: “Il pozzo dei pazzi”, la vera storia di Mastuggiorgio. Di Vincenzo Evangelista

Il pozzo dei pazzi

(la vera storia di Mastuggiorgio)

Napoli è un intreccio di strade, decumani, cardini, nomi, nomignoli, storie, leggende e antichi mestieri.

La storia di cui vi voglio parlare ne abbraccia di altre e, prima di giungere ad essa, sarò costretto a raccontarvi della mia nascita.

Sono figlio di Pasqualina e Pasquale, quest’ultimo nato a vico “pazzariello”. Io invece sono nato in una clinica a via del sole (nel cuore storico di Napoli) che prende il suo nome dall’ipotesi che in quel luogo vi fosse ubicato, in tempi remoti, il tempio di Apollo, dio del sole. In questa strada sconosciuta dai più battuti giri turistici, c’è la prima caserma dei pompieri d’Italia, istituita da Napoleone Bonaparte nel 1806, molto prima dell’unità d’Italia. Alla fine di questa via, c’è una piazzetta dove durante la nostra infanzia giocavamo a pallone proprio affianco all’ospedale “degli Incurabili”. Qui ci avviciniamo alla nostra storia.

L’ospedale degli incurabili fu fondato per volontà della spagnola Maria Lorenza Longo, agli inizi del 1500. Il nosocomio raccoglieva al suo interno strutture multifunzionali e divenne in poco tempo una eccellenza. La Longo fece costruire li vicino anche una casa per accogliere prostitute e molto altro.

Ma la nostra storia non è questa.

Successivamente la Longo fonderà il famoso convento delle “33” e l’ospedale, agli inizi del 600, divenne il luogo di cura per malati di mente…e qui inizia la nostra storia!

A Napoli ancora oggi si usa l’appellativo di Mastuggiorgio per definire una persona capace, intraprendente e pronta a prendere le redini di una situazione difficile che può essere anche violenta e senza scrupoli. Il termine “Mastuggiorgio” deve le sue origini al medico dei pazzi Giorgio Cattaneo. Quest’ultimo curava i suoi pazienti utilizzando due metodi distinti: i più agitati li calava in un pozzo di acqua gelida (ancora visibile nel cortile della farmacia degli incurabili)  legati ad una fune e facendoli roteare fino alla perdita dei sensi. I più deboli invece li sottoponeva alla cura “delle 100 uova” (mangiare 100 uova!) al fine di farli rinsavire.

Storia e leggenda s’intrecciano e si narra che, in un raro momento di lucidità, i suoi pazzi lo abbiano calato nel pozzo facendone perdere ogni traccia. Quindi potreste sentire, camminando per le vie del centro, la frase “i che bellu Mastuggiorgio ca si!” ed ora, sorridendo,  ne conoscerete il significato!

–Vincenzo Evangelista

 


Tutti i racconti di Una Finestra sul Mondo. A cura di Monica Carannante

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