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Storia e curiosità: 60 anni fa una ragazza montese sposò un americano per corrispondenza, ma c’è una storia nella storia…

Quella riportata nel seguente articolo di giornale è una storia emozionante e particolare che all’epoca dei fatti (maggio 1960) fece commuovere e chiacchierare un po’ tutti, in special modo i procidani ed i montesi. Ma in questa storia si annida un’altra storia, molto singolare e toccante, che ho scoperto per caso e che vale sicuramente la pena di raccontare.

Prima però vi riporto il testo dell’articolo di giornale del 10 maggio 1960.

Un’orfana protagonista di una gentile storia. Sposa un americano conosciuto per corrispondenza. Le nozze ieri (lunedì 9 maggio 1960) a Procida in un collegio dove la ragazza era ospite dall’età di 13 anni. Prima d’ora gli sposi non si erano mai visti. Lui (un giovane radiotecnico) conobbe lei attraverso una fotografia. Un giovane americano di origine italiana, Joe Volo, ha sposato ieri mattina, dopo sette anni di fidanzamento, un’orfana conosciuta per corrispondenza, Maria Schiano educata nel locale collegio delle suore d’Ivrea. Lui ha ventotto anni e lei ventitré. La giovane fu cresciuta da una donna,
Carmela Cumano del Monte di Procida, un comune sulla costa flegrea da non confondere con l’isola.
Quando però l’orfanella era giunta all’età di tredici anni, la madre adottiva dové recarsi negli Stati Uniti. Affidò allora la Maria alle suore d’Ivrea nella vicinissima isola di Procida, sperando di poterla far venire al più presto a New York. Se non che, le cose non permisero la realizzazione di questo suo vivissimo desiderio. Ma Carmela non dimenticò l’orfana e fu lei, anzi, a far vedere la foto di Maria — che in quel tempo aveva sedici anni — ad un giovane, Joe Volo, radiotecnico della «Admiral».
E Joe, che voleva una moglie virtuosa e schietta come il vino, l’olio e il pane di Procida. fu felice di sposare l’orfanella. Passati tanti anni e procurati infine i documenti, lui è giunto in aereo. L’incontro, avvenuto giorni or sono nel parlatorio del collegio, presente la madre superiora, suor Pasqualina è stato abbastanza emozionante. Maria e Joe non si erano mai visti, né conoscevano la proprie voce.
Le nozze sono state officiate dal parroco don Luigi Fasanero e le suore e le compagne di Maria le hanno offerto l’intero corredo. Lo sposo a sua volta aveva donato l’abito per la cerimonia alla sposa e alle damigelle. Dopo il rito le suore hanno ospitato a pranzo i giovani, i loro parenti e numerose autorità. Seguendo un’antica e saggia tradizione isolana, i due giovani non sono partiti per l’abituale viaggio di nozze, preferendo restarsene queti a Procida, ospiti di parenti, in una bella casa che ha intorno la vigna e un giardino di limoni. Tra un mese partiranno per Brooklyn.

Dunque abbiamo appena letto la storia di Maria Schiano di Cola, un’orfana adottata in tenera età da una coppia di Monte di Procida e poi, dopo anni passati nel collegio delle suore d’Ivrea a Procida, conobbe un americano per corrispondenza e lo sposò senza mai averlo visto.

Ma, come già anticipato, dietro a questa storia sorprendente ed a lieto fine si cela un’altra storia che non viene fuori da questo vecchio ritaglio di giornale ed è la storia della madre adottiva di Maria: Carmela.

Carmela era una donna montese, nata qui sul Monte nel 1904, ma al momento della nascita non venne riconosciuta dai suoi genitori naturali e quando la 43enne levatrice Filomena Scotto d’Aniello si recò presso l’ufficio anagrafe della borgata Monte del comune di Procida, per denunciarne la nascita ed il mancato riconoscimento, si trovò di fronte il cavalier Ludovico Quandel, il quale, in qualità di ufficiale di stato civile, dovette procedere ad assegnare un nome ed un cognome di fantasia alla sfortunata neonata.

Così come due anni addietro, nel 1902, lo stesso Quandel ideò il cognome “Montese” per un’altra sfortunata bambina non riconosciuta dai suoi genitori naturali (leggi la storia di Agnese), così quella mattina del 17 aprile 1904, l’emerito cavaliere dovette pensare ad un altro cognome.

E chissà se proprio in quei giorni, il fautore dell’autonomia municipale, stesse pensando proprio al nome da dare al nostro nascente comune, che come risaputo avrebbe voluto denominare “Nuova Cuma“. Sta di fatto che la bambina venne registrata con il nome Carmela ed il cognome Cumano.
Viene difficile pensare che si sia trattato di una pura coincidenza, è molto probabile che il Quandel volle, in qualche modo, iniziare a diffondere i segni della tanto desiderata autonomia.

Carmela Cumano venne, in seguito, adottata da una famiglia montese e qui continuò a vivere gli anni della sua gioventù. All’età di 20 anni conobbe Michele Schiano di Cola, un marinaio 22enne di Monte di Procida ed il 17 luglio del 1924, i due convolarono a nozze.

Passarono gli anni e purtroppo i nostri giovani sposi non riuscirono a procreare e dopo 13 lunghi anni di inutili attese decisero di adottare un’orfanella. Fu così che gli venne assegnata la piccolissima Maria che i due accudirono al meglio per qualche anno. Poi le cose cambiarono.

L’articolo di giornale racconta di un viaggio in america di Carmela e Michele ma la realtà è ben altra. L’inizio della guerra e l’improvvisa malattia di Carmela costrinsero i coniugi Schiano ad affidare la piccola Maria, prima ai parenti e successivamente alle suore procidane. Fu una scelta difficile da prendere, ma con la guerra in corso, un padre imbarcato ed una madre ricoverata in ospedale in quel momento non sembrava esserci soluzione migliore.

Purtroppo la nostra Carmela Cumano, sfortunata alla nascita, sfortunata nel matrimonio e sfortunata pure nella salute, morì in ospedale a Napoli il 10 luglio del 1941, quando Maria aveva appena 4 anni.

Sicuramente non fu lei a far vedere la fotografia della figlia adottiva al militare a stelle e strisce come scrive il giornalista; è molto più verosimile che sia stato il marito a mostrare la foto di Maria al radiotecnico americano Joe Volo. Infatti Michele Schiano di Cola, negli anni ’50, risulta essere presente nelle liste dell’equipaggio del transatlantico “Orion” che faceva rotta proprio per gli stati uniti.

Resta comunque il fatto che Joe e Maria si fidanzarono per corrispondenza nel 1953 e convolarono a nozze nel maggio del 1960 senza mai essersi visti da vicino e senza mai essersi conosciuti davvero.

Chissà cosa avrebbe detto o pensato di quel matrimonio la sventurata Carmela Cumano che in quel suo cognome, unico e particolare, custodiva tutto il desiderio del Quandel e della maggioranza dei montesi di staccarsi amministrativamente da Procida e divenire per sempre comune autonomo.

Pasquale Mancino

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