Un dramma che ha lasciato Bacoli (e non solo) senza parole. Giovanni, 21 anni, è stato trovato morto venerdì 8 agosto a bordo di un motoscafo di 17 metri, ormeggiato alla Marina di Portisco, in Costa Smeralda.
Operaio in un cantiere navale di Licola, era partito dalla Campania per quello che, come sembra, fosse un lavoro, non una vacanza. Il corpo era nella cabina di prua. Lo ha scoperto un operatore portuale la mattina di venerdì. Gli inquirenti pensano che fosse morto da ore. Nessun segno di violenza: l’ipotesi più probabile è un incidente.
La Procura di Tempio Pausania, con la pm Milena Aucone, ha aperto un’indagine per omicidio colposo contro ignoti e ha sequestrato lo yacht. L’autopsia è fissata per mercoledì 13 agosto all’ospedale di Sassari. Sarà il primo passo per capire davvero cosa è successo. Gli investigatori ipotizzano che Giovanni possa essere stato ucciso da esalazioni tossiche provenienti dal wc chimico o dalle batterie. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco specializzati, Polizia scientifica, 118 e Capitaneria di porto. Sembra che ci sia anche una testimonianza importante: una ragazza che, a quanto pare, la sera prima era con lui, ha detto di aver lasciato la barca perché sentiva “un cattivo odore” a bordo. Un dettaglio che, se confermato, potrebbe pesare molto nelle indagini.
Si indaga anche sul suo inquadramento: aveva un contratto regolare o no? Se fosse lavoro “in nero”, si tratterebbe di un incidente sul lavoro senza tutele. Qui le versioni si scontrano. La proprietaria del motoscafo sostiene che Giovanni fosse in vacanza. Il sindaco di Bacoli, invece, è netto: era lì per lavorare. I legali dei familiari parlano di troppe cose da chiarire subito. Secondo le prime indiscrezioni ancora tutte da confermare, Giovanni lavorava come skipper e aveva già condotto la barca da Ponza alla Costa Smeralda. Josi Gerardo Della Ragione, sindaco di Bacoli, ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali:
“Un ragazzo pieno di sogni, partito per lavorare su uno yacht. Non per fare vacanza. Da qui bisogna partire per capire cosa è successo in quella maledetta notte”.
Ha anche ricordato come il caso sia diventato nazionale. In molti porti italiani, ieri 10 agosto, le barche hanno suonato le sirene in segno di cordoglio. A Gaeta, Pozzuoli, Procida. Un unico grido: “Verità per Giovanni”.
Giovanni era un ragazzo solare, amato da tutti. Amava il mare da sempre. Lavorava in un cantiere navale e aveva appena preso la patente nautica. Sul suo profilo Instagram, tante foto in barca. Era molto legato alla famiglia, in particolare al fratello e alla madre. Poche settimane prima della tragedia, erano stati insieme ad un concerto di Cesare Cremonini. A febbraio, aveva scritto per lei:
“Ci sono tanti supereroi nei fumetti e nei film, ma la mia super mamma è reale… ed è la più straordinaria di tutte!”.
La famiglia è adesso in Sardegna per seguire l’autopsia con un consulente di fiducia. C’è una domanda che tormenta tutti: Perché Giovanni è rimasto solo tutta la notte a guardia della barca?
Mercoledì si saprà qualcosa in più dall’autopsia. Poi, probabilmente, verrà fatto un esame tecnico sugli impianti dello yacht per capire se e quali gas tossici fossero presenti.
L’inchiesta dovrà rispondere a due domande cruciali: Come è morto Giovanni? In che condizioni lavorava?
La gente di Bacoli, di tutti i Campi Flegrei, della Sardegna e di tante città italiane, si è unita nel dolore, aspetta risposte. E spera che questa tragedia serva a evitare che altri ragazzi perdano la vita in questo stesso modo.
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