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Viola Scotto di Santolo: Il linguaggio della terra e del mare, della fatica e dell’umiltà.

Da quando abito in Veneto vado cercando sempre torno torno senza saperlo la faccia di mio padre.
Ma qua mare non ce ne sta e mio padre mi pare che non tengo speranza di trovarlo se non torno a Napoli.
Oggi però ho incontrato il signor Mario, un coltivatore. Più di sette ettari di fagiolini, radicchio, broccoli, insalata, pomodori, spinaci e di grande puro innamoramento per la terra. Tutti dentro ai suoi occhi.
Un uomo umilissimo e per questo oggetto di grande mistero e interessantissimo.
Il signor Mario ha grosse nocche nere, mani ruvide e sbrecciate, i peli sulle braccia anneriti dal sole.
Mi è piaciuto subito e chissà perché.
L’ho guardato strappare le biete colle ginocchia per terra con una mitezza felice di chi non vuole fare altro che questo per essere in pace con se stesso.
Da lontano fissava i figli con una specie di sorriso che non ho capito se era di fierezza, di gratitudine, di malinconia o di tutte queste cose insieme.
Addosso gli ho sentito l’odore morbido della verdura bagnata. Ho abbassato lo sguardo e ho visto i calli sopra ai talloni scoperti.
Sulla faccia qualche ruga ma una bella fronte di chi non si stanca pure se è affaticato da decenni.
Ho pensato questo è come papà mio.
Sorride allo stesso modo. Guarda l’orizzonte allo stesso modo.
Il signor Mario mi ha detto che si sveglia prestissimo pure la domenica. Va in campagna e si mette a guardare e a capire quello che può fare il lunedì.
Però, ha precisato, se posso fare qualcosa la faccio pure di domenica.
Mi ha detto che fatica da quando tiene otto anni. Che il mestiere gliel’ha insegnato suo padre.
Mi ha parlato di crisi, di rievoluzioni, di futuro.
Mi ha parlato quasi sempre in veneto e non l’ho interrotto neanche una volta per dirgli che non capivo. Perche non è vero che non capivo.
Certe cose le capisci sempre.
Il signor Mario ha detto “vieni, ti porto io la cadrega così parlemo” e si è messo la sedia sopra a una spalla e abbiamo attraversato tre ettari di insalata gentile, spinaci e fagiolini lungo la linea gialla del tramonto.
L’ho guardato da dietro e ho cercato di capire che cosa collegasse quest’uomo di campagna dell’entroterra veneziano a mio padre, uomo fatto di acqua salata nato nella provincia di Napoli.
Uno pensa che il nord e il sud dell’Italia siano assai distanti e incomunicabili.
Ma questa forse è una leggenda che ci vogliono propinare per fare leva sui nostri umori quando siamo molto arrabbiati.
In verità esistono certi codici universali e un lessico eterno che è quello di questi uomini qui, che vivono in ogni parte dell’Italia, dell’Europa e del mondo.
Il linguaggio della terra e del mare, della fatica e dell’umiltà.
È la lingua del silenzio, senza finzioni ed è la stessa per tutti ma oggi ho capito che la usa soltanto chi l’ha imparata bene.VIOLA SCOTTO DI SANTOLO

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