Home » Cultura » Astolfo ed il suo contributo sulla Shoah

Astolfo ed il suo contributo sulla Shoah

La microrecensione di Astolfosullaluna – Gennaio

 

Conoscere la Shoah

Il ricordo della tragedia è oggi più urgente

I genocidi nazifascisti oltre l’emozione

Sarà possibile ancora parlare, o solo accennare, alla tragedia storica della Shoah con la quale stancamente ci confrontiamo ogni 27 gennaio? O i tempi oscuri, senza compassione e pietà, che ci hanno travolto non ce lo permettono più?  Viviamo in una sorta di narcosi, di assenza dello spirito e della mente, un annebbiamento profondo che genera l’ostentato oltraggio a tutto quello che vorrebbe farci riflettere sul passato, sulle contraddizioni e sul dolore che l’hanno riempito e determinato. E nessuno sembra più chiedersi, e chiedere agli altri, perché cose orrende siano accadute, vissute e, poi, scomparse dalla memoria di quelli che non ne sono stati colpiti, offesi ed annientati. La Shoah costituisce il caso più pesante di questo tradimento della memoria, di questa dimenticanza irrecuperabile, voluta da quelli che si racchiudono in un oggi senza ieri, come la bestia di passo che non riconosce e non sa neppure chi l’abbia generata nella precedente stagione degli amori.

Sulla più orribile tra le molte oscurità del Novecento – la distruzione pianificata e realizzata con l’arte più sinistra che umani potessero concepire di masse di uomini di cultura ebraica, di Rom, di omosessuali, di Sinti, di oppositori politici, comunisti anzitutto, di altre minoranze – si sente un silenzio forte ed insopportabile, accresciuto dal tempo stesso che porta via dal mondo i sopravvissuti ai lager nazisti e dei loro non pochi collaborazionisti. Certo non mancano manifestazioni ufficiali di ricordo, da parte di Governi ed Associazioni, Comuni o altri enti politici e culturali, né gli stop alle lezioni nella maggioranza delle scuole italiane per l’ascolto di vittime, studiosi e professori di buona volontà. Ciononostante, la memoria si allenta e viene meno, si sfilaccia e sembra assente tra le pieghe porose della nostra società distratta, tra persone troppo spesso sorde a ciò che esula, apparentemente, dagli interessi immediati e materiali. E’ una memoria emozionale che dura poco, lo spazio appena della scuola, delle buone, diligenti manifestazioni annuali per ricordare quello che non si sa, non si è studiato, con i discorsi, le relazioni, i saluti di autorità più o meno competenti del delicato terreno della storia. A diciotto/vent’anni è giusto emozionarsi e commuoversi per i destini di coetanei di ottant’anni prima, poi si deve conoscere, capire ed indagare i perché di dittatori e popoli in-dif-fe-ren-ti che mandarono a morte donne e bambini, giovani e vecchi, sani e malati con la benedizione di una cultura assai precedente ad Hitler e a Mussolini. Una cultura razzista, selettiva, spietata con coloro che essa confinava tra gli inferiori ad una presunta razza superiore e li destinava alla eliminazione fisica, con l’umiliazione che nessun uomo dovrebbe neppure pensare nei confronti di nessuno.

In queste strettoie contemporanee di ignoranza diffusa, di crisi di un modello economico che non crea più lavoro, ma produce distrazione di massa dai grandi problemi planetari – a partire dalle offese all’Habitat umano -, non hanno spazio il sentire di appartenere ad una Storia, alla tradizione e alla cultura sedimentata nel tempo; neanche l’avvertire superficialmente quel sentimento di “convivenza” che ci avvicina anche quando siamo lontani nello spazio e nel tempo dal dolore degli altri, ma lo sentiamo e ne soffriamo come fosse nostro. La condivisione della sofferenza è, al più, estesa ai membri della nostra cerchia, alla famiglia, al “clan” più ampio di amici, conoscenti vicini e contigui quanto i parenti. Situazione drammatica di una realtà sociale disunita e scomposta, dominata da individualismo, familismo, personalismo senza limiti e regole. Nel quale, qui in Italia e altrove, si riaffacciano xenofobia, razzismo, discriminazione aperta del “diverso” e del debole, con forze che poi lucrano politicamente su tale squallore e lo aizzano. Il quadro esatto di quello che il Rapporto CENSIS 2019, uscito a dicembre, documenta con analisi, dati e grafici assai più preoccupanti di quanto qui si accenna. E, dunque, che fare della scarsa memoria della Shoah, con l’indifferenza alla violenza, la partecipazione di non pochi all’offesa di chi è stato già offeso dalla Storia? Che posto hanno questi nuovi “stati d’animo” e gli atti orribili che ne scaturiscono, in Italia, nella stessa più vasta Europa, nella Germania pure molto attiva contro i mostri del passato nazista? Nella UE, ma anche nell’immensa distesa di terre e Stati liberati dal Comunismo reale all’est del fiume Elba – dov’erano figli, nipoti e pronipoti di Stalin e della Nomenklatura venuta dopo il ’45? Dappertutto spettri di un passato poco studiato e… sconosciuto!

Dalle cronache dall’Europa, e non solo, sappiamo che gli atteggiamenti di disprezzo antisemita, di sfida a chi si oppone ai gesti vili, fatti di nascosto, meglio, di notte, contro comunità ebraiche e altre minoranze inermi, sono ormai continui e studiati. Ed hanno per protagonisti uomini comuni che sarebbe difficile accomunare a feroci neonazisti, più facile vederli quali banali attori del quotidiano che sfogano rabbie e frustrazioni su chi ha la sola colpa di non essere come loro vorrebbero. E il ricordo dell’eliminazione di milioni di esseri umani si cancella nel fallimento dell’Europa dopo il crollo del muro di Berlino e si rimuove anche la vergogna che quel doveroso ricordo porta impresso. “Se non sai, non puoi ricordare… se non ricordi non potrai mai avvertire l’orrore di quel che è accaduto nel silenzio del mondo”, scriveva Gershom Scholem, studioso e coscienza ebraica del secolo scorso, per ammonire la smemoratezza e l’incoscienza di questo nodo della storia.

La sola strada per fermare tale smemoratezza è sapere, studiare, ravvivare la memoria di quello che è stato con l’unico strumento ancora valido: i libri, le pagine scritte da chi ha vissuto gli orrori e li ha raccontati con una forza senza lacrime, poi quelle dei tanti storici, narratori e scrittori che hanno indagato l’assurdo e il disumano dei campi di concentramento, tra Germania, Polonia, Europa centrale, fino all’Urss che non crollò ed iniziò la controffensiva ai Tedeschi. E la scelta è facile, i testi e gli studi sono tanti, anche in Italiano, di diverso spessore e complessità, utili a chiunque sappia solo leggere… Difficile soffermarsi su uno solo o pochi di questi libri, meglio suggerire a chi legge queste righe di scegliere secondo la propria sensibilità e… curiosità. A differenza di altre volte in queste piccole recensioni, Astolfo ora non vuole indicare titoli ed autori determinati, parlando di libri che piacciono a lui, si limita invece ad esortare il lettore ad un uso utile del web, ad entrare nei siti comuni e scorrere titoli e autori, consultare elenchi estesi di libri storici e psicoanalitici, leggere trame di romanzi e di film per rendersi conto di cosa ci sia da sapere prima di successive letture approfondite. Naturalmente, non si possono ‘saltare’ i testi classici che aprirono la strada alla conoscenza della follia concentrazionaria nazifascista, i libri di Primo Levi, il diario della giovanissima Anna Frank, le pagine del Nobel Eli Wiesel, quelle più recenti di Liliana Segre, di Elisa Springer, di Shlomo Venezia, di Anna Baldini e tanti, tanti altri. E poi, un mare vasto di romanzi, libri di poesie, saggi generali o su aspetti specifici delle persecuzioni nei diversi Paesi dell’Europa, libri di memoria diretta o indiretta della tragedia, dei “campi di raccolta”, del viaggio verso la morte, delle salvezze imprevedibili dall’oscurità assoluta di quel tempo di immotivato dolore. Un suggerimento potrebbe essere di tenere presente un libro, un saggio recente di un sociologo-filosofo francese, Pierre-André Taguieff, intitolato semplicemente L’antisemitismo, tradotto e pubblicato nel 2016 da Raffaello Cortina Editore. E’ utile ad orientarsi tra le diverse facce dell’Antisemitismo, da lui studiato e distinto di volta in volta in giudeofobia, antiebraismo, antisemitismo, tra antichità, cristianesimo e ‘900, con una bibliografia alla fine. La ricerca potrebbe continuare.

 

[email protected]

 

 (Chiarimenti, approfondimenti, pareri, lettrici e lettori sono invitati a chiedere scrivendo all’indirizzo mail indicato)

 

Notizia interessante

MONTE DI PROCIDA RICORDA LA GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE 🔵

SABATO 14 NOVEMBRE IL COMUNE DI MONTE DI PROCIDA RICORDA LA GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE …