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Dialetto e tradizioni montesi, ‘u schiènt, ‘a vermenàra e ‘u secretìsta. Tra fede ed esoterismo.

Nei secoli scorsi, i vermi intestinali ” ‘i vièrm” erano ritenuti responsabili di molti stati morbosi; nella credenza popolare essi se ne stavano tranquilli dentro una sacca intestinale “ ‘a vurzèdda” formando una treccia ” ‘a trezza, ma in seguito a “nu’ schiènto” cioè un forte spavento, si poteva rompere la “vurzèdda” liberando questi parassiti che provocavano una malattia molto brutta e temuta: “ ‘a vermenara“, cioè la verminosi intestinale conosciuta anche come febbre verminosa.

In seguito a “nù schiènto” il malcapitato cioè ” ‘u schiantèto” era solito dire una delle seguenti frasi:

ho fètto i vièrm
oppure “ho fètto ‘a trezza ri’ vièrm
o nel caso peggiore “ho fètto ‘a vermenàra“.

Il termine “Vermenàra” viene dal latino Vermina ed indica sia il dolore addominale che la dissenteria.

In genere i più colpiti dalla “vermenàra” erano i bambini e quando le mamme accertavano la presenza dei piccoli vermi bianchi nelle feci dei loro figli o avevano solamente il dubbio o il sospetto della loro presenza nell’intestino, l’unico rimedio dell’epoca era quello di nutrirli con grosse quantità “d’ègghio” cioè di aglio e decotti ” ‘u ricotto” di erba corallina detta proprio “èvera ri’ vièrm“. Ma quando questi rimedi non producevano gli effetti desiderati, ecco che si doveva ricorrere solamente a “ ‘u Secretìsto“.

‘U segretìsto, cioè il depositario e custode del segreto, era in genere una donna anziana con il “dono” tramandato da altre donne sotto giuramento di non rivelare mai i fatti e la segretissima formula. ‘U secretìsto o ‘a Secretista era anche detta ” ‘a tagliatrice” perché i vermi, per essere eliminati, andavano tagliati: “tagghià ‘i vièrm“.

Il taglio dei vermi avveniva con un rituale a metà strada tra fede ed esoterismo, un sortilegio di riti e preghiere, un vero e proprio esorcismo popolare per scacciare via i vermi maligni dal corpo del malcapitato.

A quanto pare qualcuna delle “Secretìste” non è riuscita a custodire bene il segreto, infatti è già da tempo che la formula è conosciuta e si effettua nel modo di seguito descritto.

Materiale occorrente:
– un piatto “nù piètto“;
– uno spicchio d’aglio “nu’ spìculo d’ègghio“;
– un contenitore di olio “nu’ pizzo re d’uògghio“;
– un coltello “nù curtiè“.

Procedimento:
– la “Secretìstaguaritrice fa stendere l’ammalato su un lettino, o una tavola, a pancia in su con l’addome scoperto;
– versa, per tre volte, un po’ di olio nel piatto e poi si unge per bene le mani;
– spalma lentamente l’olio sul ventre del paziente con le sue mani unte;
– esegue per tre volte il segno della croce su di se, chiedendo il perdono a Dio per quello che sta per compiere;
– a questo punto prende ” ‘u spìculo d’ègghio” e lo strofina sulla pancia del paziente, proprio vicino all’ombelico, tracciando segni a forma di croce, per tre volte;
– poi senza neanche lasciare l’aglio, da tre pizzicotti sull’addome del malato;
– infine riprendendo a tracciare croci sul ventre incomincia a recitare a voce molto bassa, cioè bisbigliando, le seguenti parole:

La vaddìna pe mare va asciànn curàlle: tre re chiùmm e tre re sale.
Juòrno r’ascènsione, rummèneca re Pasca, nnommo re Dio e Santa Maria, ‘i vièrme rènt’a la càscia hann’a murì!
Croce re Cristo, palma artìsta, Santissema Trinità: pate, figliuòlo e Spiritussànto!
Jèsce vièrme malìgno e nun turnà cchiù ra chèsta vanna.

Mentre la Secretìsta recita le ultime parole del rituale, prende il coltello in mano e simula un repentino colpo sulla pancia del malato, a rappresentare il vero e proprio taglio dei vermi. Ecco perché la Secretìsta è detta anche Tagliatrice.

La formula tradotta in italiano:

La gallina va per mare in cerca di coralli: tre di piombo e tre di sale.
Giorno dell’Ascenzione (la salita al cielo di Gesù), domenica di Pasqua, in nome di Dio e Santa Maria, i vermi dentro alla cascia devono morire!
Croce di Cristo, palma artista, Santissima Trinità: padre, figlio e spirito santo!
Esci verme maligno e non tornare più da questa parte.

Tutto il rito è da compiersi al buio, all’interno di una abitazione illuminata soltanto da pochi lumini accesi ed in presenza dei soli parenti più stretti dell’ammalato.

Da precisare che questa formula non è unica, ne esistono versioni diverse; in genere cambia qualche parola o qualche elemento, ma il rituale predetto è in tutti i casi abbastanza comune. Ad esempio, in alcuni casi, al posto del coltello, si usa simulare il taglio aprendo e chiudendo a forbice il dito indice ed il dito medio. In altri casi si usa eseguire il rituale durante la fase lunare più propizia.

Curiosità: oltre alla segretezza della formula, vi erano altre severe regole da rispettare: questo rito non doveva mai e poi mai compiersi nei giorni di martedì o venerdì, ne a Natale ne a Pasqua; la “Secretìsta” non doveva mai accettare offerte in denaro, spesso veniva ricompensata con i prodotti dell’orto o altre volte rimandava le offerte alla chiesa di appartenenza.

Si racconta che in tanti casi il magico rituale funzionava, d’altro canto se non avesse mai portato nessuno a guarigione non sarebbe stato così ampiamente diffuso e praticato per secoli e secoli. Magari la guarigione era solo frutto dell’effetto posticipato dell’aglio e della erba corallina o delle autodifese messe in campo dall’organismo stesso.

La verminosi intestinale è una malattia che tutt’oggi colpisce molte persone, soprattutto i bambini, ma non per effetto di spaventi, ed i rimedi farmaceutici sono molto efficaci ed abbastanza rapidi.
Viene da pensare che oggi nessuno sottoporrebbe suo figlio a “tagghià ‘i vièrm” eppure le “Secretìste” esistono ancora e continuano ad operare i loro rituali, segno che più di qualcuno, tutt’ora, ci crede ancora.

— Pasquale Mancino
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